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La Prima Cosa Bella (Film)

26 Mag
primo piano
Commedia drammatica colma di
sentimenti e spoglia di sentimentalismi
Marzia Gandolfi
   
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1/2

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Bruno Michelucci è infelice. Insegnante di lettere a
Milano, si addormenta al parco, fa uso di droghe e prova senza
riuscirci a lasciare una fidanzata troppo entusiasta. Lontano da
Livorno, città natale, sopravvive ai ricordi di un’infanzia romanzesca e
alla bellezza ingombrante di una madre estroversa, malata terminale,
ricoverata alle cure palliative. Valeria, sorella spigliata di Bruno, è
decisa a riconciliare il fratello col passato e col genitore.
Precipitatasi a Milano alla vigilia della dipartita della madre,
convince Bruno a seguirla a Livorno e in un lungo viaggio a ritroso nel
tempo. Le stazioni della sua “passione” rievocano la vita e le imprese
di Anna, madre esuberante e bellissima, moglie di un padre possessivo e
scostante, croce e delizia degli uomini a cui si accompagna senza
concedersi e a dispetto delle comari e della provincia. Domestica,
segretaria, ragioniera, figurante senza mai successo, Anna passa
attraverso i marosi della vita col sorriso e l’intenzione di essere
soltanto la migliore delle mamme. A un giro di valzer dalla morte,
sposerà “chi la conosceva bene” e accorderà Bruno alla vita.
È cosa nota ma è bene ribadirlo. Se si cerca un erede convincente della
grande tradizione della commedia all’italiana, quello è indubbiamente
Paolo Virzì. Lo è per attitudine, scrittura, sguardo. Per la modalità di
immergersi nell’anima vera e nera del nostro paese, producendo
affreschi esemplari e spaccati sociologici precisi. Archiviata la Roma
dei call center e della solidarietà zero (Tutta
la vita davanti
), il regista livornese torna in provincia con
una commedia drammatica e col professore depresso di Valerio Mastandrea,
che spera un giorno di “ingollare” quella madre che non va né giù né su
ma che ugualmente suscita un’irresistibile attrazione.
Indietro nel
tempo e al centro del film c’è allora una mamma, l’affettuosa e
“disponibile” Anna di Micaela Ramazzotti, idealmente prossima alla
Adriana di Antonio
Pietrangeli
(Io la
conoscevo bene
), sedotta dalle persone e dagli avvenimenti ma
trattenuta e contenuta dall’amore filiale. Se Adriana fosse
sopravvissuta alle malignità di un cinegiornale e a un volo dalla
finestra della sua camera, avrebbe adesso due figli e un cancro nella
Livorno e nel cinema di Virzì. Perché Anna, mamma negli anni Settanta, è
come Adriana vittima del torpore psicologico della provincia e della
diffusa incomprensione maschile, da cui non sono immuni il figlio e il
marito. A interpretarla nel tempo presente e nel letto di un hospice,
centro di accoglienza e ricovero per malati terminali, è appunto
Stefania Sandrelli, che trova per il suo personaggio (tra)passato un
destino più dolce.
La prima cosa bella nel film di Virzì è
proprio il personaggio di Anna che, libera e priva di pregiudizi, vive
in uno stato di perenne disponibilità nei confronti della vita, offrendo
agli uomini quello che può e ai figli quello che sente. Dotata di
un’autenticità insolita e una femminilità impropria in un mondo di
persone “normali”, Anna è insieme amata e invisa al figlio, che ripudia
il candore scandaloso della madre e trova rifugio senza pace nella fuga.
Rientrato suo malgrado nella vita di provincia come un adolescente dopo
l’ennesima evasione, Bruno indaga un’unità difficile da trovare dentro i
silenzi e il dolore compresso. La famiglia rappresenta allora il cuore
della commedia, condita con robuste iniezioni di popolarità e ghiotte
cadenze toscane, dentro il quale ci tuffa e si tuffa il figlio dolente
di Mastandrea, incontrando i fantasmi del passato e contrattando il
proprio posto nel mondo.
La prima cosa bella si appoggia su
un coro di attori efficaci nel sapere stare dentro e fuori i
personaggi, finendo per dare forma a una felice e insieme scriteriata
idea di famiglia. Dalla meravigliosa inadeguatezza di Mastandrea deriva
poi l’equilibrio tra ironia e malinconia che è la cifra di una commedia
colma di sentimenti e spoglia di sentimentalismi.

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Pubblicato da su 26 maggio 2010 in Senza categoria

 

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