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Il Favoloso Mondo di Amelie

24 Mag
primo piano
Una storia deliziosa, diversa e
curiosa, che fa star bene
Daniela Azzola
   
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Amélie cresce in provincia, siamo in Francia. Suo
padre è un medico fin troppo originale: visita ogni mese la figlia, che
si agita ogni volta, e crede che sia malata di cuore. La madre, uscita
dalla chiesa, viene schiacciata da una suicida. Più grande la ragazza va
a Parigi. Fa la cameriera e incontra tanta gente. Il 31 agosto 1997 è
il giorno decisivo della sua vita: vede in tv il servizio dulla morte di
lady Diana, le cade di mano un tappo di bottiglia che finisce sotto una
piastrella, dove Amélie trova una vecchia scatola di cianfrusaglie
(figurine, la foto di un calciatore, un ciclista di ferro). Si mette in
testa di rintracciare il proprietario, che a quel punto avrà una
cinquantina d’anni. Lo trova, gli restituisce il "ricordo" e gli cambia
la vita. Da quel momento decide di far felice il prossimo, ed ecco una
galleria di personaggi secondo la tradizione del cinema
francese…dell’arte: un pesce che cerca continuamente di suicidarsi, un
impiegato dei treni in pensione che oblitera le foglie delle piante di
sua moglie, un pittore che falsifica una volta l’anno un dipinto di
Renoir, un cieco che Amélie accompagna, descrivendogli ciò che vede. Il
film è stato un "caso". Negli USA ha battuto l’incasso del nostro La
vita è bella
. In Francia il chiasso è stato altissimo, con
riferimenti al grande cinema del passato, da Carné a Malle ( Zazie
nel metro
), a Lelouch alla magica scrittura di Prévert. Con tutto il
rispetto, la sceneggiatura di Jeunet-Laurent, spumeggiante e
fantasiosa, non si avvicina certamente allo spessore di Prévert. Dunque
Amélie
più che beatificata, va considerata una bella storia,
diversa e curiosa, che fa star bene, uscita nel momento propizio. Ma noi
continuiamo a preferire Benigni.

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Pubblicato da su 24 maggio 2010 in Senza categoria

 

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