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Archivio mensile:maggio 2010

La Prima Cosa Bella (Film)

primo piano
Commedia drammatica colma di
sentimenti e spoglia di sentimentalismi
Marzia Gandolfi
   
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1/2

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Bruno Michelucci è infelice. Insegnante di lettere a
Milano, si addormenta al parco, fa uso di droghe e prova senza
riuscirci a lasciare una fidanzata troppo entusiasta. Lontano da
Livorno, città natale, sopravvive ai ricordi di un’infanzia romanzesca e
alla bellezza ingombrante di una madre estroversa, malata terminale,
ricoverata alle cure palliative. Valeria, sorella spigliata di Bruno, è
decisa a riconciliare il fratello col passato e col genitore.
Precipitatasi a Milano alla vigilia della dipartita della madre,
convince Bruno a seguirla a Livorno e in un lungo viaggio a ritroso nel
tempo. Le stazioni della sua “passione” rievocano la vita e le imprese
di Anna, madre esuberante e bellissima, moglie di un padre possessivo e
scostante, croce e delizia degli uomini a cui si accompagna senza
concedersi e a dispetto delle comari e della provincia. Domestica,
segretaria, ragioniera, figurante senza mai successo, Anna passa
attraverso i marosi della vita col sorriso e l’intenzione di essere
soltanto la migliore delle mamme. A un giro di valzer dalla morte,
sposerà “chi la conosceva bene” e accorderà Bruno alla vita.
È cosa nota ma è bene ribadirlo. Se si cerca un erede convincente della
grande tradizione della commedia all’italiana, quello è indubbiamente
Paolo Virzì. Lo è per attitudine, scrittura, sguardo. Per la modalità di
immergersi nell’anima vera e nera del nostro paese, producendo
affreschi esemplari e spaccati sociologici precisi. Archiviata la Roma
dei call center e della solidarietà zero (Tutta
la vita davanti
), il regista livornese torna in provincia con
una commedia drammatica e col professore depresso di Valerio Mastandrea,
che spera un giorno di “ingollare” quella madre che non va né giù né su
ma che ugualmente suscita un’irresistibile attrazione.
Indietro nel
tempo e al centro del film c’è allora una mamma, l’affettuosa e
“disponibile” Anna di Micaela Ramazzotti, idealmente prossima alla
Adriana di Antonio
Pietrangeli
(Io la
conoscevo bene
), sedotta dalle persone e dagli avvenimenti ma
trattenuta e contenuta dall’amore filiale. Se Adriana fosse
sopravvissuta alle malignità di un cinegiornale e a un volo dalla
finestra della sua camera, avrebbe adesso due figli e un cancro nella
Livorno e nel cinema di Virzì. Perché Anna, mamma negli anni Settanta, è
come Adriana vittima del torpore psicologico della provincia e della
diffusa incomprensione maschile, da cui non sono immuni il figlio e il
marito. A interpretarla nel tempo presente e nel letto di un hospice,
centro di accoglienza e ricovero per malati terminali, è appunto
Stefania Sandrelli, che trova per il suo personaggio (tra)passato un
destino più dolce.
La prima cosa bella nel film di Virzì è
proprio il personaggio di Anna che, libera e priva di pregiudizi, vive
in uno stato di perenne disponibilità nei confronti della vita, offrendo
agli uomini quello che può e ai figli quello che sente. Dotata di
un’autenticità insolita e una femminilità impropria in un mondo di
persone “normali”, Anna è insieme amata e invisa al figlio, che ripudia
il candore scandaloso della madre e trova rifugio senza pace nella fuga.
Rientrato suo malgrado nella vita di provincia come un adolescente dopo
l’ennesima evasione, Bruno indaga un’unità difficile da trovare dentro i
silenzi e il dolore compresso. La famiglia rappresenta allora il cuore
della commedia, condita con robuste iniezioni di popolarità e ghiotte
cadenze toscane, dentro il quale ci tuffa e si tuffa il figlio dolente
di Mastandrea, incontrando i fantasmi del passato e contrattando il
proprio posto nel mondo.
La prima cosa bella si appoggia su
un coro di attori efficaci nel sapere stare dentro e fuori i
personaggi, finendo per dare forma a una felice e insieme scriteriata
idea di famiglia. Dalla meravigliosa inadeguatezza di Mastandrea deriva
poi l’equilibrio tra ironia e malinconia che è la cifra di una commedia
colma di sentimenti e spoglia di sentimentalismi.

 
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Pubblicato da su 26 maggio 2010 in Senza categoria

 

Il Favoloso Mondo di Amelie

primo piano
Una storia deliziosa, diversa e
curiosa, che fa star bene
Daniela Azzola
   
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Amélie cresce in provincia, siamo in Francia. Suo
padre è un medico fin troppo originale: visita ogni mese la figlia, che
si agita ogni volta, e crede che sia malata di cuore. La madre, uscita
dalla chiesa, viene schiacciata da una suicida. Più grande la ragazza va
a Parigi. Fa la cameriera e incontra tanta gente. Il 31 agosto 1997 è
il giorno decisivo della sua vita: vede in tv il servizio dulla morte di
lady Diana, le cade di mano un tappo di bottiglia che finisce sotto una
piastrella, dove Amélie trova una vecchia scatola di cianfrusaglie
(figurine, la foto di un calciatore, un ciclista di ferro). Si mette in
testa di rintracciare il proprietario, che a quel punto avrà una
cinquantina d’anni. Lo trova, gli restituisce il "ricordo" e gli cambia
la vita. Da quel momento decide di far felice il prossimo, ed ecco una
galleria di personaggi secondo la tradizione del cinema
francese…dell’arte: un pesce che cerca continuamente di suicidarsi, un
impiegato dei treni in pensione che oblitera le foglie delle piante di
sua moglie, un pittore che falsifica una volta l’anno un dipinto di
Renoir, un cieco che Amélie accompagna, descrivendogli ciò che vede. Il
film è stato un "caso". Negli USA ha battuto l’incasso del nostro La
vita è bella
. In Francia il chiasso è stato altissimo, con
riferimenti al grande cinema del passato, da Carné a Malle ( Zazie
nel metro
), a Lelouch alla magica scrittura di Prévert. Con tutto il
rispetto, la sceneggiatura di Jeunet-Laurent, spumeggiante e
fantasiosa, non si avvicina certamente allo spessore di Prévert. Dunque
Amélie
più che beatificata, va considerata una bella storia,
diversa e curiosa, che fa star bene, uscita nel momento propizio. Ma noi
continuiamo a preferire Benigni.

 
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Pubblicato da su 24 maggio 2010 in Senza categoria

 

Frasi belle…

« Fuori, il vento sbatacchia l’insegna appena dipinta, e la pioggia sfrigola sulle strade a ciottoli, dicembre è solo a un soffio e tutto sembra così sicuro e solido che quasi mi dimentico che i nostri muri sono fatti di carta, le nostre vite di vetro, che una raffica di vento potrebbe abbatterci, che una tempesta i…nvernale potrebbe spazzarci via. (Joanne Harris, da "Le scarpe rosse") »

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« Questa risposta mi ha… leggermente ferito.
Sentendomi, poi, in un periodo emotivamente insicuro…
…anche le feite che ad altri possono sembra le più innocue, per me possono rivelarsi le più profonde.
Qualcuno ha detto che il vero amore inizia solo dopo l’essere stati insieme… credo abbia ragione.
Più ci si conosce intimamente…
…e più si diventa sensibili ad ogni casuale commento proferito dalla bocca del proprio partner.
Non importa quanto ci si ami… non si può mai dire di conoscere un’altra persona al 100%.
Ma… anche se fosse così… io desidero lui tutto per me.
La vera ragione per cui mi sento ferito dal suo rifiuto di permettermi di chiamarlo per nome è…
…che davo per scontato, una volta domandatoglielo, che me lo desse. (Junjou Romantica) ♥ »

« Le particelle sub-atomiche non obbediscono alle leggi fisiche, si muovono secondo il caso, il caos, la coincidenza, si scontrano l’una con l’altra nel mezzo dell’universo e poi c’è il "beng" e l’energia… noi siamo come loro, la più grande qualità dell’universo è L’IMPREVEDIBILITA’, per questo è divertente! (Skins) ♥ »

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« Stupito il diavolo rimase, quando comprese quanto osceno fosse il bene!! » (the Crow)

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« Ho iniziato a fumare a 13 anni, ho perso la verginità a 13 e a 14 avevo già provato ogni tipo di droga. Non dico di essere stato un cattivo ragazzo, ero soltanto curioso. » (J. D.)

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« ηση ¢ι šσησ яαgισηι, kι нα вιšσgησ ∂ι яαgισηι qυαη∂σ нα ℓ’єяσιηα? » (Mark Renton)

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« If I wanna be repeatedly shit on I’d go make Dutch porn » (Bloodhound Gang)

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 « Eccomi là. Cioè Alex e i miei tre drughi. Cioè Pete, Georgie e Dim. Ed eravamo seduti nel Korova Milk Bar, arrovellandoci il gulliver per sapere cosa fare della serata. Il Korova Milk Bar vende latte+, cioè diciamo latte rinforzato con qualche droguccia mescalina, che è quel che stavamo bevendo. È roba che ti fa robusto, e disposto all’esercizio dell’amata ultraviolenza. »
 (Alex – nella famosa sequenza iniziale)

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 « La questione è se questa nuova tecnica renda veramente buoni o no. La bontà viene da dentro; la bontà è una scelta. Quando un uomo non ha scelta cessa di essere uomo. »
(Arancia Meccanica)

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« È stato molto tempo fa, più di quanto ora sembra, in un posto che, forse, nei sogni si rimembra, la storia che voi udire potrete si svolse nel mondo delle feste più liete.
Vi sarete chiesti, magari, dove nascono le feste.
Se così non è, direi… che cominciare dovreste! »

 
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Pubblicato da su 5 maggio 2010 in Senza categoria